Ci sono mete da turista e ci
sono soste da metà viaggio. Certi posti rappresentano dei
perfetti luoghi di transito, paesaggi su un treno in corsa, interrotti
e malinconici all’occhio del passegero felice che di fermarsi
non ha esigenza.
Quando ancora ventenne il futuro architetto Le
Courbusier, avventuratosi in un viaggio nell’Europa classica,
attraverso’ l’Italia dalla Grecia, il cemento, quello
moderno, non era ancora diffuso e usato nella maniera in cui lui
stesso avrebbe successivamente illuminato. Siamo agli inizi del
‘900 in quel sud raccontato da curiosi come Norman Douglas,
da storici tedeschi e poeti abbandonati. Con una rivoluzione agraria
alle spalle e le grandi guerre alla porta, il Sud Italia come parte
d’Europa è prossimo a cambiare aspetto. Di cemento
se n’è sfornato sin dai tempi dei romani, ma questa
è un’altra era del cemento. Adesso s’è
armato.
Ricordo un gruppo di aritisti newyorkesi di passagio
sulla Costa Jonica commentare le similitudini paesistiche con il
Messico, quello prossimo agli Stati Uniti, terra intesa, per pregio
o malizia, come fuga o esilio. In questo percorso difficile, almeno
per il sottoscritto, il Sud diventa un pretesto per descrivere e
raccontare una dimensione dell’immaginario che si aggira intorno
e oltre il mediterraneo. Una dimensione fatta di luoghi di transito
temporale e spaziale, a giustifcare i passaggi veloci, i tempi rapidi
di un qualche sviluppo frentico o fuori sincrono, uno sviluppo sprecone
che partorisce macerie. Macerie che si fanno monumento simbolo di
un luogo e di gente comune con gli occhi chiusi, un’umanità
che conia rovine che nascono gia tali. Ma qual è il fine
ultimo se non la colonizzazione del territorio da parte di chi la
terra storicamente non l’ha mai posseduta? È cosi che
i crocifissi piantati sui colli in bella vista, le fortificate torri
normanne, gli arroccati paesi scolpiti in cima alle rupi…
ricevono il testimone e flirtano idealmente con domino system,
il celebre disegno dell’architetto svizzero, stavolta riprodotto
inconscientemente e con l’aggiunta dell’incompiuto e
la visione del fallimento (…).
Il passato e l’incomprensibile futuro vengono
così racchiusi in una colata di cemento blindata da una gabbia
di ferro, impercettibile e metabolizzata da colui che ci pascolava
intorno. Questa è la rivelazione di un’identità
sociale con tutti i suoi dilemmi, le promesse e le rinunce, lo slancio
sociale mozzato, abortito.
Lungi da questo testo trattare di speculazione
edilizia. Qui la speculazione nel mirino è quella generatrice
di luoghi comuni, stralci di benessere e perbenismo di fine e inizio
millennio.
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Domino System di Le Corbusier
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Le
Courbusier in Calabria non c’è mai stato, nè
da vivo nè da morto. Durante il suo primo viaggio attraversò
l’Italia dritto dalla Puglia alla Campania. Eppure le
sue visioni di giovane architetto buttano radici profonde
e lunghe nel secolo a venire, giungendo fino a questa Calabria
dell’anima, dove le sue idee – come in un percorso
a ritroso – tralasciano fronzoli ed evoluzioni e preservano
quello spirito essenziale, unico, intuitivo del rivoluzionario
domino system, forse emblema e splendore della moderna
architettura. |
In Calabria come altrove se ne preservano esemplari,
intatti e sporgenti, in un elogio di linee, di ruvido e solido impasto
grigiastro ancora tatuato dalle originali imbracature di legno di
pino. Il tutto è imbastisto, corazzato, armato fino ai denti.
Ruggine di tondini curvi e ritti come dita, pronti a infilzare l’occhio
del passante estraneo che di certo qui riconosce un’altra
Italia...
Qui c’è e fa fa caldo e la terra brucia
da secoli. Il grigiume dei carboni sbiaditi dal sole, i ciottoli
di terracotta riemersi nei secoli, le spine del selvatico carciofo
si interrompono solo di fronte al mare, all’ombra sbiadita
di una miriade di falsi paesi e case che annunciano la sagra del
benessere dai falsi colori.
P.O.V.
Ci sono tre fattori che s’intersecano a disegnare
la prospettiva di questo lavoro. Vista l’entita del mezzo
(l’obbiettivo della camera), in primo luogo c’è
l’occhio , che vede e che non vede. Poi c’è
il luogo, ma attenzione: non è il luogo che si sta
osservando bensi’ l’origine e la destinazione del viaggio,
il luogo da dove si proviene e quello dove si sta andando, il che
altera tanto la luce e quanto la percezione dei colori. Infine arriva
il lampo, il visto di passaggio, ciò che sta dall’altra
parte del finestrino e rischia di restare fuori fuoco, eppure per
un attimo si blocca subliminalmente nella memoria. Sara una moltitudine
di bagliori a disegnarne un quadro completo.
Fabio Badolato
London 05-2007
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